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Da NFPA – La resilienza dei fornitori passa anche dalla prevenzione dei rischi industriali

Dal mondo NFPA - Climate Change e Fire Protection: progettare oggi la resilienza di domani

La resilienza dei fornitori non dipende soltanto dalla cybersecurity, dalla solidità finanziaria o dai piani di continuità dichiarati. Dipende anche dalla protezione fisica degli stabilimenti e dei magazzini dai quali passano produzione, stoccaggio e distribuzione.

NFPA non affronta il Third-Party Risk Management come disciplina autonoma. Il suo contributo al tema della supply chain è però tutt’altro che marginale.

Quando un’organizzazione valuta un fornitore critico, tende spesso a concentrarsi sulla sicurezza informatica, sulla solidità finanziaria, sulla conformità normativa e sulla continuità operativa dichiarata.

Ricevono invece minore attenzione le caratteristiche fisiche dei siti dai quali dipendono produzione, stoccaggio e distribuzione.

Un incendio in uno stabilimento o in un magazzino può rendere indisponibile una fornitura per mesi. Se il sito concentra componenti non sostituibili, scorte strategiche o capacità produttiva difficilmente replicabile, il problema non riguarda soltanto il fornitore colpito. Si propaga ai clienti che dipendono da quel nodo.

La prevenzione dei rischi industriali, e in particolare la protezione antincendio, dovrebbe quindi essere considerata una componente essenziale del Third-Party Risk Management.

Magazzini automatici: efficienza e concentrazione del rischio

Nel 2026, la Fire Protection Research Foundation di NFPA ha pubblicato il rapporto Landscape Analysis of Automatic Storage & Retrieval Systems and Fire Protection Guidance.

Gli ASRS sono sistemi automatici di stoccaggio e prelievo nei quali robot, navette e altre apparecchiature movimentano le merci all’interno di strutture ad alta densità.

Consentono di aumentare velocità, precisione e capacità di stoccaggio, riducendo gli spazi occupati.

Le stesse caratteristiche che migliorano l’efficienza possono però aumentare la complessità della protezione antincendio.

Il rapporto richiama, tra gli altri fattori:

  • l’elevata densità e altezza dello stoccaggio;
  • gli spazi ridotti tra le unità;
  • la presenza di contenitori e configurazioni proprietarie;
  • l’impiego di apparecchiature alimentate da batterie agli ioni di litio;
  • le difficoltà di accesso per i vigili del fuoco;
  • la scarsità di dati antincendio accessibili ai progettisti.

Una parte significativa dei dati sperimentali disponibili è proprietaria o riferita a singole configurazioni ASRS. Questo limita la possibilità di sviluppare criteri di protezione applicabili in modo uniforme a sistemi prodotti da operatori diversi.

L’edizione 2025 di NFPA 13 non contiene criteri specifici di installazione e progettazione per gli impianti sprinkler destinati alle diverse configurazioni ASRS.

Il rapporto individua quindi le lacune conoscitive e il programma di ricerca necessario a supportare lo sviluppo di criteri per l’edizione 2028.

Le tradizionali regole elaborate per lo stoccaggio su scaffalature convenzionali possono risultare inadeguate quando cambiano geometria, spazi liberi, disposizione delle merci e possibilità dell’acqua di raggiungere il punto d’incendio.

Il documento indica diverse aree da approfondire:

  • progettazione dei sistemi;
  • criteri per la protezione sprinkler;
  • procedure di arresto e messa in sicurezza delle apparecchiature;
  • accessibilità per i soccorritori;
  • pianificazione preventiva dell’intervento;
  • raccolta e condivisione dei dati derivanti da test e incidenti.

Perché è un tema di supply chain risk

Un magazzino automatico può rappresentare molto più di un edificio nel quale sono conservate merci.

Può essere il nodo unico dal quale partono le consegne destinate a più stabilimenti, clienti o aree geografiche. Può contenere scorte difficilmente redistribuibili e utilizzare tecnologie proprietarie che richiedono tempi lunghi per la sostituzione.

La maggiore densità consente di concentrare grandi quantità di valore in uno spazio limitato, ma aumenta anche l’impatto potenziale di un singolo evento.

Per chi gestisce il rischio di terze parti, il punto è chiaro: sapere che un fornitore dispone di un Business Continuity Plan non basta.

Occorre comprendere almeno:

  • da quali siti dipende la fornitura;
  • se produzione e magazzino sono concentrati in un’unica località;
  • quali sistemi di protezione antincendio siano presenti;
  • se la configurazione dello stoccaggio sia coerente con i criteri di progettazione dell’impianto sprinkler;
  • come vengano gestite le modifiche a merci, contenitori, altezze e modalità di stoccaggio;
  • se esistano siti o scorte alternative realmente utilizzabili;
  • quanto tempo richiederebbe il ripristino dopo un incendio grave.

Queste informazioni non possono essere ricavate da un normale questionario cyber. Richiedono competenze di property risk engineering, verifiche tecniche e, per le dipendenze più critiche, sopralluoghi presso i siti dei fornitori.

Il collegamento con NFPA 1600 e NFPA 1660

La dimensione fisica del rischio deve poi essere collegata alla continuità operativa.

I contenuti precedentemente pubblicati come NFPA 1600 sono oggi incorporati nei capitoli 4-10 di NFPA 1660:2024, lo standard NFPA corrente per emergency, continuity e crisis management.

NFPA 1660 richiede che risk assessment, Business Impact Analysis e continuity planning considerino le risorse e le dipendenze esterne necessarie all’organizzazione.

La supply chain non viene quindi trattata soltanto come un elenco di fornitori, ma come parte della capacità di mantenere e ripristinare prodotti e servizi.

I due riferimenti si completano.

Il nuovo rapporto sugli ASRS mostra come l’evoluzione tecnologica dei magazzini possa introdurre vulnerabilità fisiche non ancora completamente affrontate dai criteri convenzionali di protezione.

NFPA 1660 fornisce invece il quadro nel quale tali vulnerabilità devono essere valutate in termini di impatto operativo, alternative e strategie di continuità.

La conclusione è rilevante per qualsiasi programma di TPRM: la resilienza di un fornitore non dipende soltanto dai suoi sistemi informatici, dai contratti o dai bilanci.

Dipende anche dalla qualità con cui protegge gli stabilimenti e i magazzini dai quali passa materialmente la nostra continuità operativa.