Cosa tiene sveglio il Resilience Manager? Integrare il Climate Risk nei sistemi di gestione aziendale

Cosa tiene sveglio il Resilience Manager? Integrare il Climate Risk nei sistemi di gestione aziendale

Abstract

Il Climate Risk non richiede un nuovo sistema di gestione, ma una nuova capacità di integrare quelli già esistenti. Business Continuity, Enterprise Risk Management, ESG, Health & Safety, Property Loss Control, Facility Management e Supply Chain affrontano già oggi aspetti diversi dello stesso fenomeno, spesso senza un reale coordinamento. Come costruire una governance realmente integrata? Quali standard internazionali possono guidare questo percorso? E quali sono i primi passi concreti che ogni organizzazione dovrebbe intraprendere? In questo approfondimento proponiamo un approccio pratico per trasformare il Climate Risk in un elemento strutturale della resilienza aziendale, creando sinergie tra funzioni che, fino ad oggi, hanno spesso operato separatamente.

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Quando emerge un nuovo tema di governance, la reazione più frequente delle organizzazioni è quella di creare un nuovo processo, un nuovo comitato, un nuovo registro dei rischi o una nuova funzione dedicata.

Con il Climate Risk questa sarebbe probabilmente la scelta meno efficace.

Il cambiamento climatico, infatti, non rappresenta un rischio autonomo, ma un fattore capace di modificare la probabilità, la frequenza e l’impatto di numerosi rischi già presenti all’interno dell’organizzazione. Per questo motivo dovrebbe essere affrontato come un elemento trasversale, integrato nei sistemi di gestione esistenti, piuttosto che come un ulteriore “silos” organizzativo.

Un rischio già presente… ma distribuito

Nella maggior parte delle organizzazioni il Climate Risk è già presente, anche se spesso in modo frammentato.

La funzioneESG e Sustainabilityvaluta gli impatti ambientali, gli obiettivi di decarbonizzazione e gli obblighi di rendicontazione.

La funzioneHealth & Safetyaffronta gli effetti delle ondate di calore sul personale, le limitazioni operative durante eventi meteorologici estremi e le misure necessarie per garantire condizioni di lavoro sicure.

IlProperty Loss Controle ilFacility Managementanalizzano la vulnerabilità di edifici e impianti rispetto ad alluvioni, grandinate, incendi di vegetazione, vento estremo, sovratemperature e disponibilità delle reti tecnologiche.

IlRisk Managementvaluta gli impatti economici, assicurativi e finanziari degli eventi.

IlBusiness Continuity Managementsi concentra invece sulle conseguenze operative: indisponibilità delle sedi, interruzione della supply chain, assenza del personale, perdita di servizi essenziali, blackout, indisponibilità dei fornitori e tempi di ripristino.

Il risultato è che lo stesso fenomeno viene spesso affrontato da funzioni diverse con linguaggi, strumenti e priorità differenti.

La vera sfida non consiste quindi nel deciderechi debba gestire il Climate Risk, macome coordinare tutte queste competenze in un unico framework di resilienza.

Gli standard internazionali stanno andando nella stessa direzione

Anche la normativa e gli standard internazionali stanno convergendo verso un approccio integrato.

LaCSRDe gliEuropean Sustainability Reporting Standards (ESRS)richiedono di valutare rischi e opportunità legati al cambiamento climatico nell’ambito della rendicontazione di sostenibilità.

LaTassonomia Europeaintroduce la necessità di valutare il rischio climatico fisico e le misure di adattamento per numerose attività economiche.

Le normeISO 14090eISO 14091forniscono linee guida specifiche per l’adattamento climatico e per la valutazione della vulnerabilità ai cambiamenti climatici.

Dal 2024, inoltre, gli emendamenti introdotti da ISO nei principali sistemi di gestione – compresaISO 22301– richiedono alle organizzazioni di valutare se il cambiamento climatico rappresenti un elemento rilevante del proprio contesto operativo.

Non si tratta di creare nuovi sistemi.

Si tratta di verificare se il Climate Change modifichi le ipotesi sulle quali sono stati costruiti il Risk Assessment, la Business Impact Analysis, i piani di continuità e le strategie di resilienza.

Da dove iniziare?

Molte organizzazioni possono iniziare con interventi relativamente semplici ma estremamente efficaci.

Ad esempio:

  • aggiornare il Risk Assessment considerando scenari climatici futuri e non esclusivamente dati storici;
  • verificare se la Business Impact Analysis tenga conto dell’impatto degli eventi climatici su persone, sedi, impianti e fornitori;
  • coinvolgere in un unico tavolo di lavoro Risk Management, Business Continuity, ESG, Health & Safety, Facility Management, Operations e Procurement;
  • riesaminare i piani di emergenza alla luce di ondate di calore, alluvioni, grandinate, incendi di vegetazione e prolungate interruzioni dei servizi essenziali;
  • rivalutare gli investimenti di prevenzione (coperture, drenaggi, sistemi antincendio, riserve idriche, ridondanze elettriche, sistemi di raffrescamento) utilizzando scenari climatici aggiornati.

Una sola resilienza

Il Climate Risk dimostra più di qualsiasi altro tema quanto sia ormai superata la distinzione tra discipline considerate separatamente.

La resilienza organizzativa nasce infatti dall’integrazione di competenze diverse.

Business Continuity, Enterprise Risk Management, ESG, Property Loss Control, Health & Safety, Supply Chain Management, Facility Management e Insurance Management non rappresentano percorsi alternativi, ma prospettive complementari attraverso le quali osservare lo stesso fenomeno.

Le organizzazioni più resilienti non saranno quelle che produrranno il maggior numero di procedure dedicate al Climate Risk.

Saranno quelle capaci di integrare il cambiamento climatico nelle decisioni quotidiane, nei processi di investimento, nella progettazione degli impianti, nella selezione dei fornitori, nella protezione degli asset e nella pianificazione della continuità operativa.

Per il Resilience Manager questa rappresenta probabilmente la sfida più importante dei prossimi anni: trasformare un tema apparentemente ambientale in un elemento strutturale della governance aziendale, contribuendo a costruire un’organizzazione realmente preparata ad affrontare un contesto operativo destinato a cambiare profondamente.

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