Il Climate Risk è ormai un tema di resilienza, non solo di sostenibilità

Abstract

Le più recenti analisi delWorld Economic Forum, degli organismi scientifici europei e delle Nazioni Unite convergono su un messaggio chiaro: il cambiamento climatico non è più soltanto una questione ambientale, ma uno dei principali fattori che influenzeranno la resilienza delle organizzazioni nei prossimi decenni. Ma cosa significa concretamente per un Risk Manager? In questo approfondimento analizziamo tre autorevoli pubblicazioni internazionali e traduciamo le loro conclusioni in indicazioni operative per la Business Continuity e il Risk Management. Un’occasione per comprendere perché il Climate Risk debba ormai essere considerato un elemento strutturale della pianificazione della resilienza.

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Per molti anni il cambiamento climatico è stato affrontato prevalentemente come una questione ambientale o di sostenibilità. Oggi le più autorevoli organizzazioni internazionali convergono su una conclusione diversa: il Climate Risk è diventato un elemento strutturale della resilienza delle organizzazioni. Tre pubblicazioni diffuse negli ultimi mesi aiutano a comprendere questo cambiamento di prospettiva.

  1. Il World Economic Forum: i rischi climatici rimangono tra le principali minacce del prossimo decennio

IlGlobal Risks Report 2026del World Economic Forum evidenzia come, pur in un contesto dominato nel breve periodo da tensioni geopolitiche ed economiche, i rischi ambientali continuino a rappresentare le principali minacce sistemiche nel medio e lungo termine. Il messaggio è chiaro: gli eventi climatici estremi non sono rischi isolati, ma amplificano vulnerabilità già esistenti, aumentando la probabilità di interruzioni operative, crisi delle infrastrutture e fragilità delle supply chain.

Per chi si occupa di Business Continuity significa che il Climate Risk non può più essere considerato un tema separato dall’Enterprise Risk Management, ma deve entrare stabilmente nella valutazione degli scenari di crisi.

  1. L’Europa deve prepararsi a adattarsi

Lo stesso messaggio emerge dal recente rapporto dell’European Scientific Advisory Board on Climate Change.

Secondo gli esperti europei, il continente non è ancora adeguatamente preparato ad affrontare un incremento delle temperature che potrebbe raggiungere valori ben superiori agli obiettivi originariamente fissati. Per questo motivo l’attenzione deve spostarsi, accanto alla riduzione delle emissioni, verso l’adattamento delle infrastrutture, delle città, delle reti energetiche, della disponibilità idrica e delle organizzazioni.

Per le imprese ciò significa integrare il Climate Risk nei processi decisionali, negli investimenti e nei Business Impact Analysis, considerando come ondate di calore, alluvioni, siccità o interruzioni dei servizi essenziali possano modificare gli scenari di continuità operativa.

  1. Il messaggio delle Nazioni Unite

Durante laLondon Climate Action Week, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha ribadito un concetto destinato ad avere importanti conseguenze anche per il settore privato: il rischio climatico deve diventare parte integrante delle politiche economiche e finanziarie.

Non si tratta più soltanto di proteggere l’ambiente. Occorre valorizzare economicamente gli investimenti in resilienza, migliorare i sistemi assicurativi, rafforzare i meccanismi di allerta preventiva e considerare l’adattamento come una componente della stabilità economica.

Cosa significa tutto questo per un Resilience Manager?

Mettendo insieme queste tre fonti emerge un messaggio estremamente coerente.

Il Climate Risk non rappresenta un nuovo rischio da aggiungere al registro aziendale.

Rappresenta invece unmoltiplicatore di rischiocapace di modificare probabilità, impatti e interdipendenze di eventi già noti.

Per questo motivo i professionisti della resilienza dovrebbero iniziare a chiedersi:

  • i nostri scenari di Business Continuity sono ancora realistici considerando il clima dei prossimi dieci anni?
  • i Recovery Time Objective rimangono raggiungibili durante eventi climatici estremi?
  • i fornitori critici sono esposti agli stessi rischi?
  • edifici, persone e infratrutture sono stati valutati anche rispetto agli scenari climatici futuri?

Queste domande stanno rapidamente passando da esercizio teorico a requisito di buona governance.

La resilienza del futuro non dipenderà soltanto dalla capacità di reagire agli eventi, ma dalla capacità di progettare organizzazioni in grado di operare in un contesto climatico profondamente diverso da quello che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni.

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